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Solopaca, Città del Vino

Il territorio dove sorge SOLOPACA fu abitato, stando ai ritrovamenti, fin dall'epoca preistorica; tracce significative si hanno anche dell'insediamento sannitico e romano; ma le testimonianze più evidenti risalgono al periodo medievale.

La toponomastica (es. La Sala) testimonia anche la presenza longobarda; ma è a partire dal XII secolo, che si hanno notizie più certe. Secondo quanto afferma Don Vincenzino Canelli, noto cultore di storia locale, nelle "Assisa seu Statuta Civitatis Thelesiae" si legge: << facean corona a Telese i Casali di SORREPACA, SURRUPACA ET SANCTI JOHANNIS" unitamente a quelli di "Amorosis, Sancti Salvatoris, Pulliani et Ragete.>>

Nel medesimo documento si fa menzione dei venditori di vino "de Buctuariis" ( i vuttari) di SOLUPACA e dei beccai, venditori di carne. Anche nell' "obituarius"( registro dei defunti) della arciconfraternita di S. Spirito, nell'anno 1198 si trovano registrati dei nomi di persone provenienti "de casalis Sancti Johannis de SURRUPACA". E' presumibile, quindi, che i primi nuclei abitativi, i "Casali", siano stati più di uno e che abbiano fatto parte, nel basso medioevo, del feudo di Telese.

Circa l'origine del nome si fanno varie ipotesi, riportiamo qui quella di monsignor Canelli che fa derivare Solopaca da "super pagos" cioè villaggio-casale situato in posizione sopraelevata rispetto a Santianni e agli altri villaggi della valle. Secondo l'autore dall'originario SURROPAGO per effetto della "rotacizzazione" invertita (della "R" in "L"), sarebbe derivato SULOPAGO da cui SULOPACA e poi SOLOPACA.

Sempre secondo lo stesso autore in epoca coeva a quella dei casali prendeva vita nella zona montuosa sovrastante il complesso monastico benedettino del "Roseto".

Con i Normanni Solopaca fece parte prima della contea di Aversa, poi di Caserta; secondo alcuni risalirebbe a quell'epoca la costruzione del Castello di S. Martino, (denominato anche "castellotto" o " piccolo castello"), ristrutturato, probabilmente, in epoca angioina come farebbero pensare le torri a forma "troncoconica" delle quali è rimasto qualche rudere. Pare certo che nel 1268 Carlo I d'Angiò abbia concesso a Guglielmo di Belmonte il feudo di Telese, con annessa la terra di Solopaca.

Dopo il terremoto del 1349 che distrusse interamente Telese e provocò la fuoriuscita delle acque solfuree, i telesini sopravvissuti si trasferirono nei villaggi circostanti e un gruppo consistente, oltrepassato il Calore, "seco portando un busto di S. Mauro martire", fondò "Terranova" nella zona dell'attuale cimitero, distrutta, a sua volta, dal sisma del 1456. I telesini furono costretti a spostarsi più su e ad ingrandire i nuclei già esistenti: Procusi (ad est), Castello (al centro), Capriglia (ad ovest), lungo la fascia pedemontana a più basso rischio sismico. Telese distrutta come "urbs" sopravvisse come "civitas" all'interno del suo feudo.

Quest'ultimo, dopo essere appartenuto a varie famiglie feudali: i Monsorio (sec. XV); i Lagonessa; i Caraccoiolo (sec. XVI) fu acquistato nel 1575, dai CEVA-GRIMALDI, di origine genovese, che ottennero, nel 1609, da Filippo III re di Spagna il titolo di "duchi di Telese e utili signori della terra di Solopaca", mantenuto, salvo brevi interruzioni, fino al 1764.

Dal momento che la zona di Telese era divenuta inabitabile, i CEVA - GRIMALDI si stabilirono a Solopaca, dapprima nel castello di S. Martino, successivamente nel palazzo ducale, fatto costruire da loro nel 1672-82 e ancora oggi esistente. Avevano anche un palazzo a Napoli distrutto in seguito alla condanna per la partecipazione alla "CONGIURA DI MACCHIA"(1701). Tra i protagonisti della rivolta antispagnola e filoasburgica troviamo il duca Bartolomeo II, scampato alla cattura, rifugiatosi alla corte di Vienna, e rientrato a Napoli al seguito del conte di Martiniz, che nel 1707, decretò la fine del vicereame spagnolo. Accanto al potere signorile feudale, spesso in contrasto, ma non in contrapposizione, esisteva L'UNIVERSITAS , una sorta di amministrazione comunale i cui rappresentanti, erano detti "magnifici de regimine civitatis Thelesiae et baroniae Solisopacae". Furono essi a far costruire la Chiesa del SS. Corpo di Cristo come testimonia la scritta scolpita sul frontespizio della medesima (1617). Della fine del '600 è anche la chiesa di S. Mauro (1682).

Nel XVIII secolo Solopaca attraversa un periodo di prosperità economica dovuta soprattutto al commercio del vino dell'olio e delle ciliegie e si abbellisce dal punto di vista urbanistico con numerosi Palazzi dai caratteristici portali in pietra, col campanile di scuola vanvitelliana annesso alla chiesa madre, con la Chiesa di S. Martino dall'ampia scalea di pietra a doppia rampa.

Abolita la feudalità,(1806) Solopaca divenne comune autonomo del Regno di Napoli, con un suo Decurionato, e fu anche Capoluogo di Circondario.

Fu visitato nel 1807 da Giuseppe Bonaparte, nel 1810 da Gioacchino Murat e in seguito anche da Ferdinando II di Borbone con la moglie Maria Cristina di Savoia in occasione dell'inaugurazione del ponte sul Calore a lei dedicato (1835). Continuò a far parte della antica Terra di Lavoro ( provincia di Caserta) fino alla costituzione del Regno d'Italia nel quale passò alla Provincia di Benevento di nuova formazione.

Ha dato i natali a molte personalità di spicco nel campo dell'arte, delle scienze, della tradizione giuridica e del pensiero filosofico e religioso. Ricordiamo in particolare STEFANO CUSANI filosofo e patriota (1815-1846).

Oggi Solopaca è fra i centri più attivi del Sannio, noto per la caratteristica FESTA DELL'UVA (seconda domenica di settembre) nella quale sfilano carri allegorici ricoperti di chicchi d'uva.

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